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Tanti occhi curiosi sembravano affollare la serata dell’arrivo della Madonna di Fatima, custodita dai Servi del Cuore Immacolato di Maria. Giorni speciali quelli vissuti dalla parrocchia di S.Antonio da Padova, che ricordava il cinquantesimo anno dall’istituzione canonica della parrocchia. Una tradizione mariana quella di S.Antonio che non si può mai dimenticare. Una tradizione che è realtà odierna, fatta di gesti, immagini di fedeli capaci di unire alla propria devozione anche un sostanzioso apporto di testimonianza cristiana. In un ambito, come quello odierno, intessuto di relativismo etico e culturale, la proposta mariana appare, ora più che mai, convinzione di una grandezza. Quella di un cattolicesimo mai spento e mai davvero messo da parte.
Nonostante un protestantesimo strisciante, che tende ad eliminare il culto mariano, a custodirlo nella sua nicchia di evento storico, dimentichi la valenza di quell’et…et che caratterizza la nostra fede cattolica. Maria non scelse un aut..aut…di fronte al saluto dell’Angelo. Lo avesse fatto non sarebbe stata Maria. Maria infatti è davvero nostra Madre. Perché capace di affidarsi al Suo Figlio, figlia del Suo Figlio, per citare Dante. Non è passata inosservata, dicevo, questa settimana di spiritualità. Il nostro è tempo che forse ha necessità nuovamente di maestri e non solo più di testimoni. Il risultato sarà certamente, nel caso questo avvenisse, superiore alla media dei nostri tornaconti personali. Capace di far ricrescere la fiamma della speranza nella carità del quotidiano, con una fede motore della nostra vita interiore. Del nostro homo interior che continuamente ci interroga e chiede di essere nutrito alla mensa eucaristica. Nel 2004, al tempo della Missione cittadina, la speranza che fossero i laici a custodire il messaggio evangelico e a diffonderlo recò a Martina Franca il progetto di una tenda per l’incontro. Una missione che ebbe buoni risultati ma che, a verifica di tempistiche apparentemente lontane nel tempo, devono essere nuovamente ripresi. L’arrivo della statuetta, che sicuramente ha fatto storcere il naso a vari buonpensanti che vedono in queste manifestazioni solo ed esclusivamente momenti di massificazione e isteria collettiva ( non mancano ancora i discepoli di certo freudianesimo che martella le coscienze della psicologia odierna nei suoi falsi discepoli ), è stato capace di commuovere i cuori. Nei cuori si cela la bellezza. Ognuno, fra i presenti nel I giorno di incontro con Maria, distinto ma unito all’altro al suo fianco da una fratellanza dettata dal cuore della Madre, ha potuto notare un bagno di folla capace di entusiasmarsi. Fazzoletti bianchi al vento, anziani commossi, bambini stupiti, genitori che sollevavano i figli per fare incontrare il loro sguardo con quello di Maria. Lo sguardo descrive stati d’animo, emozioni. Si arriva subito alla realtà della persona. Non la si evita nel guardare. Maria ha incontrato il mio sguardo e quello di tutti gli altri. Ma io posso anche affermare che ha guardato me. Sì. Materialmente è una semplice statuetta. Come altre. Ma la Madre è abbraccio accogliente. Le mani giunte in preghiera diverranno abbraccio. E Fatima è storia. Così come Lourdes, come La Salette, come…Come casa nostra dove Maria vive con noi. E, nel suo grembo, fu casa dolce e piena di amore.
Se anche la politica scende a inginocchiarsi di fronte a Maria, nella persona del sindaco, emozionantissimo e capace di rivelare nel suo inchino una passione per Lei si comprende come Maria possa essere anche madre di tutta la città e non solo della parrocchia. Una politica, quella martinese, che sta attraversando una fase distruttiva. Perché gli ideali evangelici si permeano di giochi di potere che, a questo punto, dovrebbero essere superati. La gente è stanca di tanti giochi. Ma non lo dimostra. Forse perché ancora fiduciosa in chi ha eletto. Le parole del sindaco sono state, all’accoglienza, fatte di promesse e, in verità, anche di una buona dose di autocritica. Forse caricandosi di colpe che non sono solo sue. La politica come grembo accogliente per i cittadini è speranza. La preghiera per la nostra città dovrà realizzare la realtà. Chi era lì avrà notato come la gente alla fine sia stata capace di cantare con profondità. Ma anche capace di abbracciare la sua madre in parole di gioia. Tante volte dovremmo tornare come bambini per sottolineare come anche un fiore di primavera possa stupire. Fiore di primavera questa Missione. Non canto del cigno di un parroco, come sottolineava don Dino.La meraviglia di figli, nei confronti di una Madre che ha donato il suo grembo per la più grande opera di amore della storia fino ad accogliere noi,è il nutrimento per un cuore, quale quello umano, non ancora volenteroso di operare il bene. Agere sequitur esse, diceva S.Tommaso. Dalle azioni dei fedeli, nella settimana della peregrinatio, il martinese medio ha compreso tanto. La parrocchia di S.Antonio sembra aver trovato nuova linfa. I missionari, sacerdoti, suore e seminaristi, hanno animato le serate con i giovani. Ma ogni mattina era tutto un cammino. Un cammino verso gli ammalati, gli anziani soli e incapaci di raggiungere S.Antonio anche per una semplice preghiera di fronte a Maria. Ma Maria è andata da loro, soffiando sul fuoco di una missionarietà che la parrocchia di S.Antonio ha nel suo Dna. Un popolo in Missione si scriveva anni fa. Una missione con il popolo, con le famiglie, con i giovani quella di quest’anno. Proprio la famiglia diventa ora punto di riferimento. Nel suo sgretolarsi, nel suo impallidire di fronte a un’etica che appare svuotata, senza valori, senza punti di sostegno, Maria è sempre ancoraggio forte. Maria è capace di guidarci al Figlio. Lo stesso Rosario è cristocentrico. La nostra storia non prescinde da Maria. In Maria il vertice dell’umanità ha toccato la divinità. Ha immesso nel mondo il dono dell’accoglienza, della Verità, della progettualità di un mondo davvero migliore. Tutto però parte dall’accoglienza della vita sin dal suo essere embrione, dalla roccia forte di una Parola che insegna a custodire la persona nella sua interezza. Il mondo deve essere custodito da noi, per fare in modo che sia il mondo a essere conquistato dall’Amore. Non è mai facile. La persona è maschera. Ma è anche sete di verità. In ricerca continua di un seno, quale quello della Madre, pieno del latte dell’ascolto e della verità. Si è santi ne quotidiano incontrando i giovani. La messa del venerdì, insieme a quella del Vescovo, ha potuto render noto che il mondo giovanile di Martina non è privo di forze. L’immagine è quella di tanti ragazzi, delle diverse associazioni e movimenti, che hanno cominciato, anche su Facebook, ad annunciare la gioia di una Madre che ci accoglie. La parrocchia quadro di uno stupore e di ginocchia piegate insieme. Il malato è stato poi accolto in Chiesa. Non è negativa la malattia, se non fisicamente. E’ il cuore il centro della vita del cristiano. Se lo spirito non è alimentato, invano possiamo cercare il farmaco del sollievo. E ancora il momento della processione nelle vie parrocchiali ha voluto render noto la presenza cristiana nel nostro territorio. Se la parrocchia ha un’elevato tasso demografico, qualcuno sarà stato smentito anche da tanti giovani che hanno seguito il percorso e la successiva consacrazione al Cuore Immacolato. Domenica 29 è stato poi il momento più toccante. La Chiesa stracolma. Idem le strade e piazze vicine alla parrocchia. Mi ha colpito l’immagine di una signora che, in equilibrio precario sulle scale, continuava piangendo a salutare Maria nonostante la statuetta fosse già partita alla volta di altri figli in altre zone d’Italia e ormai l’auto avesse lasciato la piazzetta di S.Antonio.
Se la cronaca è questa potremmo anche chiudere. La storia ha voltato pagina. Ma la storia permane sempre nella coscienza come scarabocchio, punto nero.Ma la storia non è nera. Anzi. Questo è derivato di chi vive materialmente le ore della sua esistenza. Ma Maria chiede alla parrocchia di S.Antonio e alla città di scrivere tante pagine ancora bianche. Vergate di quel colore blu, presente nella bandiera dell’Unione europea, dimentica delle sue radici. Un blu che è, che sarà, cuore palpitante di ascoltare Maria. Colei che umilmente rese possibile il sogno di Dio nel suo sì…E allora…Ecco il nostro Sì.
Antonio Cecere
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